27 gennaio – Giorno della Memoria

di Erik Lazzari

27 gennaio – Giorno della memoria

Per non dimenticare e soprattutto per non ripetere!

Giorno della Memoria

Grafica realizzata da Alessio Cuccu

Il 27 gennaio di ogni anno si celebra il Giorno della Memoria per commemorare le vittime dell’Olocausto, termine che indica il genocidio indotto dalla Germania nazista e dai suoi alleati verso la popolazione ebrea d’Europa.

A dir poco una tragedia…

Durante la Seconda Guerra Mondiale (1939 – 1945), nei territori occupati dai nazisti, e in particolare nell’Europa orientale, gli ebrei furono discriminati, confinati nei ghetti e successivamente deportati nei campi di sterminio.

Il 15 settembre 1935 il governo nazista emanò le Leggi di Norimberga che prevedevano, oltre alla legalizzazione della persecuzione, l’esclusione degli ebrei dalla “Comunità nazionale”. Gli ebrei perdevano la cittadinanza tedesca e i diritti civili e politici. Furono inoltre esclusi dalle università, dalle cariche pubbliche, dalla radio e dai giornali. Spostare o frequentare un ebreo era reato. (Leggi antisemitiche)
Tra il 9 e il 10 novembre 1938, nella cosiddetta “Notte dei Cristalli”, vennero infrante le vetrine dei negozi degli ebrei, distrutte le sinagoghe, incendiate le abitazioni, arrestati, feriti e uccisi ebrei in tutta la Germania.
Nel 1941 il Führer tedesco Adolf Hitler decise di procedere allo sterminio della popolazione ebraica.

Lo sterminio si articolò in due fasi:

  • nel giugno del 1941 con l’invasione dell’URSS: vennero organizzate delle piccole unità di SS (squadre di protezione) e polizia che seguirono l’avanzata nei territori sovietici. Il loro compito era uccidere sul posto tutti gli ebrei presenti;
  • nel corsoil 1942 si avviò la deportazione nei lager degli ebrei dell’Europa occidentale, centrale e sud-orientale. Hitler mise in atto la “soluzione finale”, ovvero lo sterminio organizzato di tutti gli ebrei d’Europa. Morirono nei campi di sterminio (Auschwitz, Buchenwald, Mauthausen, Bergen-Belsen, Treblinka, ecc.) circa 6 milioni di ebrei.

All’interno dei lager (campi di concentramento) venivano rinchiuse varie categorie di persone: gli ebrei; i testimoni di Geova; i prigionieri politici; i delinquenti recidivi e i colpevoli di crimini sessuali (gli “asociali”); i ROM; gli omosessuali e i disabili.

I deportati portavano sulla divisa un triangolo colorato che indicava la categoria di appartenenza: giallo per gli ebrei, rosa per gli omosessuali e gli zingari, nero per gli asociali, rosso per i detenuti politici, viola per gli ecclesiastici e i testimoni di Geova, verde per criminali comuni.

I centri di sterminio furono costruiti lungo le ferrovie per facilitare il trasporto delle vittime.

Gli ebrei dovevano lavorare, fino allo sfinimento, alla costruzione e alla manutenzione dei lager; erano inoltre impiegati in cave di ghiaia o di pietra.
Alcune industrie private sfruttavano questa manodopera a prezzi di costo bassissimi; si limitavano solamente a pagare un piccolo contributo al Reich. Erano altresì usati come cavie per torture ed esperimenti pseudoscientifici.

Uccisioni a “catena”

Lo sterminio degli ebrei nei lager venne pianificato con estrema precisione. Le operazioni di eliminazioni che si attuavano nei campi erano simili, per alcuni aspetti, al processo di produzione di una moderna fabbrica.

La “catena” iniziava con l’arrivo del treno nel campo. I deportati, una volta scesi dai vagoni, dovevano consegnare tutti i loro effetti personali: il tutto veniva confiscato e immagazzinato dalle SS. Veniva loro assegnato un numero identificativo, il loro nome non aveva più alcun valore.

Bambini piccoli, anziani e malati venivano uccisi sul posto con un colpo di arma da fuoco, mentre gli individui più robusti venivano destinati al lavoro.
Tutti gli altri venivano spogliati e spinti nelle camere a gas. A volte l’attesa era di diverse ore, ma una volta somministrato il gas, nell’arco di quindici minuti era tutto finito.
I corpi venivano portati fuori dai Sonderkommand: erano gli ebrei addetti alle camere a gas; venivano spesso uccisi e sostituiti in modo non che ci fossero mai testimoni.

In un primo tempo i cadaveri venivano sepolti, ma quando questi divennero centinaia di migliaia la sepoltura non era più possibile e si passò all’incenerimento nei forni crematori.

Il campo di concentramento di Aushwitz fu il più grande centro di sterminio nazista: Hitler, quando il campo ospitava ebrei provenienti da tutta Europa, fece costruire altri due campi:

Aushwitz I (il principale) e Aushwitz II (o campo di Birkenau). A distanza di 6 chilometri, in prossimità della IG Farben (un’industria che sfruttava gli ebrei), venne costruito Aushwitz III.

Secondo le stime, ad Aushwitz ci furono 960.000 vittime su 1 milione e 100.000 deportati. Nell’agosto 1944 21.000 zingari vennero uccisi nelle camere a gas.
Nella notte tra il 21 e 22 gennaio 1945, le SS fecero saltare in aria i forni crematori, per eliminare l’orrore compiuto. In questo modo le truppe dell’Armata Rossa, che il 27 gennaio del 1945 sfondarono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, trovarono solamente un cumulo di macerie.

Il motivo di tutto questo…

Hitler sosteneva che la popolazione ebraica fosse una delle minacce più gravi alla purezza della razza ariana; gli ebrei erano considerati inferiori e dovevano essere eliminati. ll Führer li considerava responsabili delle continue crisi economiche che affliggevano la Germania.

Mai dimenticherò quella notte

Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo,
che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi
trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima,
e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.

Elie Wiesel

Ringrazio il designer Alessio Cuccu per la realizzazione della grafica. 

Clicca qui per leggere l’analisi e il commento della poesia “Se questo è un uomo” di Primo Levi

CC 2020 Erik Lazzari | Tutti i diritti sono riservati.

“Se comprendere è impossibile,

conoscere è indispensabile.”

Primo Levi

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