L’Abbazia di Staffarda

by Erik Lazzari

L’ Abbazia di Staffarda

L’Abbazia di Staffarda è uno tra i più grandi e maestosi monumenti medievali che regnano nel Piemonte. L’Abbazia di Santa Maria di Staffarda, collocata nel Comune di Revello (CN), è un imponente edificio sito in uno splendido paesaggio pianeggiante (la pianura del Marchesato di Saluzzo) da cui è possibile ammirare il solenne Monviso e parte delle Alpi Cozie.

Abbazia di Staffarda

Foto Scatti Diego Murgioni

Storia

L’Abbazia, di ordine benedettino cistercense, venne fondata tra il 1122 e il 1138 dai monaci cistercensi in un’area acquitrinosa, “La Staffarda”. L’erezione dell’edificio avvenne sui terreni che il Marchese di Saluzzo, Manfredo I del Vasto, donò, all’inizio del XII secolo, ai monaci francesi (provenienti dall’abbazia ligure di Tiglieto) dell’Ordine cistercense. Questi vi costruirono la chiesa abbaziale, la forestiera, il chiostro e un mercato coperto, con l’intento di creare un centro di bonifica della campagna circostante.

Grazie agli interventi di bonifica dei terreni paludosi, tra il XII e XVI, L’Abbazia di Staffarda divenne un importante polo economico e centro agricolo presso il quale avvenivano scambi e trasformazioni dei prodotti agrari.
L’abbazia giovava dunque di privilegi, oltreché civili ed ecclesiastici anche economici, sociali e politici.

La battaglia di Staffarda

Le truppe francesi, guidate dal generale Nicolas de Catinat de La Fauconnerie, il 31 luglio del 1690, si scontrarono con quelle piemontesi capeggiate da Vittorio Amedeo II di Savoia. Nonostante Vittorio Amedeo II disponesse di un minuto esercito, attaccò le truppe francesi; gli austro-piemontesi, troppo deboli, furono sconfitti e dovettero ritirarsi. I Francesi irruppero l’abbazia e distrussero l’archivio, la biblioteca e parte del chiostro e del refettorio. (Fu in quest’occasione che i Francesi occuparono Saluzzo e Savigliano.)

Opere di restaurazione

Alcuni decenni più avanti, dal 1715 al 1734, grazie ai finanziamenti di Vittorio Amedeo II di Savoia, si svolsero i lavori di restauro e ricostruzione dell’abbazia; tale impiego, però, causò un mutamento delle originali forme gotiche dell’architettura.

Nel 1750, In seguito alla Bolla Pontificia di Papa Benedetto XIV, l’abbazia fu affidata all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Ordine fondato dai duchi di Savoia: Vittorio Emanuele di Savoia e Amedeo di Savoia-Aosta).

Abbazia di Staffarda

Foto Scatti Diego Murgioni

Un po’ di architettura…

Il complesso abbaziale è costruito in stile romanico-gotico in mattoni a vista.
La chiesa, consacrata a Santa Maria, è costituita da tre navate con absidi semicircolari rivolti ad oriente. Gli unici elementi scultorei presenti sono le chiavi di volta della quarta e della quinta campata della navata centrale e un capitello raffigurante lo stemma dei Grimaldi di Bellino.

L’edificio è stato eretto secondo la “regola di San Bernardo (fondatore dell’ordine cistercense): si doveva costruire utilizzando solo materiali naturali come la pietra e il mattone.
Sono presenti alcuni oggetti pregevoli – risalenti al XVI secolo – quali l’acquasantiera in marmo (1506) e alcuni arredi lignei.

L’abside maggiore presenta un polittico di Pascale Oddone risalente al 1531/1533. La Pala d’altare è scandita in sette nicchie in cui sono raffigurati episodi della vita di Gesù e storie del Nuovo Testamento.
Il coro ligneo, in stile gotico-fiorito, fu rubato nel periodo napoleonico ma fu successivamente trovato; Carlo Magno ne trasferì una parte nella chiesa neogotica di Pollenzo, dove si trova tutt’ora, e un’altra parte nel museo reale di Palazzo Madama a Torino.
Una caratteristica molto importante, anche se non visibile istantaneamente, è l’asimmetria dell’intero edificio; i pilastri che reggono le tre navate non sono situati alla stessa distanza e le tre absidi sono tra loro differenti. Questa “imperfezione” è stata creata appositamente dai monaci in quanto sostenitori della tesi che la perfezione è solamente di Dio.
Un’altra particolarità sono le volte ad ogiva, rette da colonne marmoree, presenti nella sala capitolare e nella sala di lavoro.

Per qualunque informazione sugli orari delle viste, consultare il seguente sito web

Fotografie di Scatti Diego Murgioni

La storia del castello reale di Racconigi

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