Natale di Giuseppe Ungaretti

by Erik Lazzari

Natale di Giuseppe Ungaretti

Testo

1. Non ho voglia
2. di tuffarmi
3. in un gomitolo
4. di strade

5. Ho tanta
6. stanchezza
7. sulle spalle

8.Lasciatemi così
9. come una
10. cosa
11. posata
12. in un
13. angolo
14. e dimenticata

15. Qui
16. non si sente
17. altro
18. che il caldo buono

19. Sto
20. con le quattro
21. capriole
22. di fumo
23. del focolare

Parafrasi

Non ho voglia di camminare in un groviglio di strade (Ungaretti evidenzia che non vuole camminare tra le vie affollate perché il “gomitolo di strade” gli ricorda la confusione della trincea).
Ho molta stanchezza sulle spalle (la stanchezza provata da Ungaretti è dovuta sia al suo ritorno dal fronte che alla fatica di vivere un’esperienza simile a quella trascorsa in trincea). Voglio essere lasciato solo così come un oggetto posato e dimenticato in un angolo (la “cosa postata e dimenticata” ricorda i compagni massacrati e abbandonati sui campi di battaglia).

Qui non si sente altro che il caldo consolatore (“il caldo buono” è la contrapposizione al gelido freddo delle trincee). Rimango vicino al calore del camino con le quattro volute (capriole) create dal fumo.

Collocazione dell’opera

Il componimento Natale fu composto durante una licenza dal fronte in occasione del Natale del 1916, mentre Ungaretti si trovava a Napoli da alcuni amici – tra cui Gherardo Marone – (26 dicembre 1916). La lirica, nel 1919, è stata inserita nella raccolta “Allegria di naufragi.

Analisi

In Natale il discorso è frantumato e le strofe sono prive di significato autonomo; i versi paiono sospesi nel vuoto. Il ritmo del componimento è lento, proprio per sottolineare il senso di stanchezza provato dal poeta soldato a causa dell’orrore vissuto in guerra.      
Nella lirica non è presente alcuna forma di punteggiatura e la metrica è composta da cinque strofe di versi liberi.

Commento

Giuseppe Ungaretti, in Natale, racconta il suo ritorno a casa dal fronte (Prima Guerra Mondiale).
Il poeta è stanco e addolorato per le tragiche vicende vissute nelle trincee e non ha voglia (non se la sente) di immergersi tra la folla che, allegra per le festività natalizie, cammina nelle strette vie di Napoli.

La faticosa esperienza bellica (“Ho tanta stanchezza sulle spalle”) porta Ungaretti a un momento di pausa e di riflessione: egli vorrebbe essere abbandonato e dimenticato in un angolo come un oggetto, per omettere le ansie e i pericoli del mondo. Allo stesso modo, però, il voler essere abbandonato ricorda a Ungaretti i suoi compagni massacrati e lasciati soli sui campi di battaglia. Il poeta soldato chiede pertanto di rimanere in casa poiché “Qui”, a differenza del “là” (sottointeso) – delle trincee – dove si percepiva molto freddo e crudeltà, è un luogo sicuro dove riesce a percepire il “caldo buono” del focolare. Il suo desiderio, dunque, è quello di rimanere vicino al camino ad osservare le capriole del fumo.
Per Ungaretti questo è il Natale: ritrovare la pace con se stesso.

Figure retoriche

  • Antitesi tra il Natale e la stanchezza: il Natale, simbolo dell’amore, dell’unità e della gioia, si contrappone a un momento di riflessione e di stanchezza, dovuto alla tragicità vissuta nelle trincee da Ungaretti.
  • Enjambements: (vv.3-4; 5-6; 6-7; 9-10; 11-12; 13-14; 16-17; 20-21; 21-22; 22-23).
  • Metafora: “gomitolo di strade” (vv.3-4) – “ho tanta stanchezza sulle spalle” (vv.6-7) – “sto con le quattro capriole di fumo” (vv.19-23).
  • Similitudine: “come una cosa posata” (vv.9-10-11).
  • Allitterazione della s: “stanchezza sulle spalle” (vv.6-7).
  • Allitterazione della f: “fumo del focolare” (vv.22-23).
  • Sinestesia: “caldo buono” (v.18).
  • Analogia: “quattro capriole di fumo” (vv.20-22).

Clicca qui per ripassare le figure retoriche

Scatti Diego Murgioni 

 

 

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