La questione lupinica ne I Malavoglia: legumi o molluschi? Il mistero di una parola che ha fatto storia

di Erik Lazzari
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Introduzione

Nelle prime pagine de I Malavoglia di Giovanni Verga, uno dei romanzi più significativi del Verismo italiano, si cela un piccolo enigma che ha generato – soprattutto ultimamente – perplessità tra lettori, studiosi e appassionati: cosa sono esattamente i “lupini” che Padron ‘Ntoni acquista a credito dallo zio Crocifisso, l’usuraio di Aci Trezza, nella speranza di risollevare le sorti della sua famiglia? Si tratta dei noti legumi commestibili dal sapore amarognolo oppure di molluschi marini conosciuti in alcune regioni italiane come “lupini di mare”?

L’affare dei lupini nel romanzo

Nel primo capitolo del romanzo di Verga viene descritta la decisione di Padron ‘Ntoni, patriarca della famiglia Toscano (detta Malavoglia in senso antifrastico), di comprare una partita di lupini da trasportare via mare per venderli nel porto di Riposto.
Bastianazzo, figlio di Padron ‘Ntoni, carica i lupini sulla Provvidenza, la barca dei Malavoglia, e parte per Riposto, ma durante il viaggio, a causa di una tempesta, la barca affonda, Bastianazzo muore e i lupini vengono dispersi in mare.
L’intera tragedia della famiglia ha origine proprio da questo acquisto, che diventa simbolo del loro destino avverso.

Le ipotesi

Nel testo, Verga, menziona solo i “lupini”, senza fornire ulteriori dettagli, ma diversi indizi permettono di avvicinarsi a una risposta precisa.

Ipotesi n.1: i lupini sono legumi

Questa è l’interpretazione più condivisa dalla critica. I motivi sono molteplici:

  • contesto storico e linguistico: nei vocabolari siciliani dell’Ottocento, come quello di Giuseppe Biundi (1851) o Vincenzo Mortillaro, “lupinu” indica esclusivamente il legume;
  • modalità di trasporto: i lupini nel romanzo sono insaccati e misurati in salme, un’unità di misura utilizzata per i prodotti secchi come cereali e legumi;
  • valore economico e simbolico: i legumi erano una merce povera, dal basso valore commerciale. Proprio per questo, la perdita diventa ancora più tragica: un rischio enorme per un guadagno minimo. Inoltre, nella tradizione popolare siciliana, i lupini portano sfortuna: si racconta che durante la fuga in Egitto, la Vergine Maria, cercando di proteggere il piccolo Gesù, passò accanto a un campo di lupini. Questi, mossi dal vento o dai passi, fecero troppo rumore, rischiando di attirare l’attenzione dei soldati di Erode. Per punizione, la Vergine li maledisse, condannandoli ad avere un sapore amaro e un basso valore commerciale.
    La pianta del lupino, infatti, contiene sostanze amare (gli alcaloidi) che devono essere rimosse con lunghi lavaggi e bolliture.
  • conferme indirette: nella traduzione francese del romanzo ad opera di Édouard Rod (1887), e supervisionata dallo stesso Verga, i lupini sono resi come “lupins”, cioè legumi.

Ipotesi n. 2: i lupini sono molluschi

Una lettura minoritaria, emersa soprattutto negli ultimi tempi, propone che si tratti invece di “lupini di mare”, piccoli molluschi simili alle vongole. In alcune forme dialettali, tra cui quella campana e laziale, “lupini” indica comunemente vongole di piccola taglia.
Alcuni lettori ritengono che, essendo i Malavoglia pescatori, sia più logico che commerciassero frutti di mare piuttosto che legumi.

Tale ipotesi, però, pare infondata:

  • non esistono attestazioni dell’uso marino del termine “lupini” nella Sicilia ottocentesca;
  • nessuna fonte letteraria, vocabolario o documento contemporaneo conferma tale accezione;
  • il trasporto di molluschi, altamente deperibili, sarebbe stato impossibile nei tempi narrati senza refrigerazione.

La posizione della critica

Studi recenti, come quelli di Savino Carrella, Patrizia Martellini e Angela Mancuso, convergono sull’interpretazione tradizionale. Le analisi filologiche e simboliche rafforzano l’ipotesi dei legumi, confermata anche da riferimenti interni ad altre opere di Verga, in cui i lupini ricorrono sempre in contesto alimentare.

Conclusione

Anche se Verga non specifica mai apertamente la natura dei lupini, tutti gli elementi narrativi, linguistici e simbolici portano a identificarli come lupini-legumi. L’ipotesi dei molluschi appare più come una curiosità nata da un equivoco dialettale che non una lettura fondata sul testo. La “questione lupinica” è pertanto un esempio affascinante di come un dettaglio apparentemente secondario possa aprire una discussione ricca e sfaccettata sulla lingua, la cultura e la lettura dei classici.

 

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