X Agosto di Giovanni Pascoli: testo e parafrasi

di Erik Lazzari
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X agosto di Giovanni Pascoli: testo con parafrasi affiancata

X agosto di Giovanni Pascoli

X agosto di Giovanni Pascoli

Commento:

La poesia si apre con l’indicazione temporale: è la notte del 10 agosto, la notte di San Lorenzo, tradizionalmente associata al fenomeno delle stelle cadenti. In quella stessa notte del 10 agosto 1867, Ruggero Pascoli fu assassinato mentre rientrava dal mercato di Cesena, diretto alla tenuta La Torre, proprietà dei Torlonia, di cui era amministratore. Viaggiava sul suo calesse, in sella alla fedele “cavalla storna”, quando fu colpito a morte da un fucile: l’agguato avvenne lungo la strada tra Savignano e Longiano, in un tratto isolato.

Chi uccise Ruggero Pascoli? 

Secondo alcune testimonianze raccolte all’epoca, gli esecutori materiali dell’omicidio sarebbero stati Luigi Pagliarani, detto Bigéca, e Michele Della Rocca, detto Capilòina. Nonostante i riconoscimenti da parte di alcune donne del paese, le indagini furono subito compromesse dal clima di paura e omertà: molti temevano ritorsioni; si verificarono anche gravi omissioni da parte delle autorità locali.

Il principale sospettato come mandante dell’omicidio fu Pietro Cacciaguerra, un uomo che nutriva profonda invidia nei confronti di Ruggero Pascoli: Cacciaguerra ambiva da tempo a ottenere il ruolo di amministratore della tenuta di Torlonia e, poco tempo dopo l’assassinio, ne assunse effettivamente l’incarico. Nonostante i sospetti e le voci diffuse nel territorio, nessuno fu mai condannato: il caso fu archiviato come “delitto commesso da ignoti” e la giustizia non riuscì mai a fare piena luce sull’accaduto.

Questa tragica vicenda lasciò un segno indelebile nella vita del poeta e si tradusse, in X agosto, in una trasfigurazione religiosa della figura paterna: Ruggero viene rappresentato come un Cristo moderno, crocifisso senza colpa. Nei versi “come in croce” e “tende… al cielo”, Pascoli evoca l’immagine del padre riverso, con lo sguardo fisso verso l’alto e le braccia tese, mentre stringe ancora le bambole, dono per le figlie, alzandole al cielo come un’offerta sacra. Il padre diventa così simbolo di dolore innocente, sacrificio e ingiustizia, un martire terreno che subisce il male senza poterlo comprendere né fermare.

Fin dai primi versi (1-3), l’autore afferma con sicurezza: «Io lo so perché». Le stelle che cadono fitte nel cielo ricordano un pianto dirotto; brillano come lacrime nella volta celeste. Prima di spiegare la ragione di questo pianto cosmico, Pascoli introduce un apologo (favola allegorica): quello di una rondine uccisa mentre tornava al proprio nido. La morte della rondine diventa metafora della morte del padre: anche lei, infatti, stava tornando dai suoi piccoli con del cibo; era la loro unica fonte di vita. La sua uccisione lascia i rondinotti affamati e condannati, proprio come accadde alla famiglia Pascoli, abbandonata dopo la tragica morte del padre.

Nei versi centrali, il poeta descrive Ruggero Pascoli con gli occhi spalancati e un grido muto rimasto impresso sul volto. Stringe tra le mani due bambole, regalo per le figlie, che sembrano sollevarsi al cielo come offerta muta e accorata. Questo dettaglio delle bambole è carico di tenerezza e rappresenta il mondo familiare e affettuoso spezzato da una morte ingiusta.

Nella casa “solitaria”, i familiari attendono invano, proprio come i rondinotti che non vedranno mai più la madre. La morte del padre diventa così simbolo universale dell’ingiustizia e del dolore: non è solo una ferita personale, ma l’emblema del male che colpisce l’umanità innocente e indifesa.

  Figure retoriche:

  • Apostrofe: San Lorenzo, v.1= Il poeta si rivolge al Santo celebrato il 10 Agosto, giorno in cui è stato assassinato il padre.
  • Assonanza: arde e cade
  • Consonanza: – 1° e 2° Strofa consonanza della lettera L – 2° Strofa consonanza della lettera R
  • Anastrofe: ritornava una rondine al tetto = è invertito il soggetto con il verbo (v. 5)
  • Onomatopea: arde e cade (v.3)
  • Iterazione dell’avverbio perché (v.1)
  • Anàfora: – Ora è là (vv. 9 e 17) = evidenziano il parallelo tra le due morti, quella della rondine e quella del padre.
  • Allitterazione: vv. 1-2, v.5, v.12, v.19, v.24
  • Latinismo: perché tanto di stelle (v.1)
  • Enjambement: Tanto / di stelle (vv.1-2) – tende / quel verme (vv.9-10) – addita / le bambole (vv.19-20) – mondi / sereni (vv. 21-22) – inondi / quest’atomo (vv. 23-24)
  • Personificazione: Cielo e Male, il poeta personifica il cielo e gli rivolge le sue parole (vv. 21; 24)
  • Sinèddoche: (v.5) al tetto, per indicare al suo nido.
  • Similitudine: come in croce (v.9) – “il suo nido… al suo nido” (vv. 11-13
  • Metonimia: il suo nido che pigola (v. 11) – al suo nido (v. 13)
  • Metafora: perché si gran pianto = le stelle che cadono diventano il simbolo del pianto (v. 3) – d’un pianto di stelle (v. 23) – quest’atomo opaco del Male (v.24) = indica la Terra.
  • Sinestesìa: restò negli aperti occhi un grido (v. 15), sfere sensoriali differenti: quella visiva (occhi) e quella uditiva (grido).
  • Anadiplosi: (è una figura retorica per la quale viene ripetuta una parola a cui si vuole dare maggiore evidenza) lo aspettano, aspettano in vano (v. 18) = la ripetizione del verbo indica l’angoscia dell’attesa.
Se non vi ricordate le figure retoriche, potete trovare la spiegazione qui

Analisi

La poesia è suddivisa in sei strofe tutte collegate tra di loro.

  • La seconda e la terza strofa si riferiscono all’uccisione di una rondine.
  • La quarta e la quinta all’assassinio di un uomo, Ruggero, il padre di Giovanni Pascoli.
  • La seconda e la quarta strofa descrivono con drammatica rapidità l’uccisione dei due esseri innocenti mentre stanno tornando alla loro casa dalle proprie famiglie.
  • La terza e la quinta, che iniziano con un sintagma analogo («Ora è là…»; «Ora là…»), commentano le due morti con lo stesso senso di sofferenza e impotente protesta nei confronti dell’indifferenza del Cielo dinanzi agli orrori della Terra.

Componimento metrico: La poesia è composta da sei quartine in cui si alternano endecasillabi e novenari piani in rime alternata. (ABAB CDCD…)

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