A Zacinto di Ugo Foscolo

by Erik Lazzari

Buongiorno, cari lettori e cari studenti ! Oggi vi propongo una bellissima poesia di Ugo Foscolo:

A Zacinto

 

Testo

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

Parafrasi

Non toccherò mai più le rive sacre
dove nacque il mio corpo di bambino (luogo in cui il poeta nacque e trascorse la sua infanzia),
Zacinto mia, che ti rifletti nelle onde
dal mare greco da cui nacque vergine
Venere, e rese quelle isole feconde
con il suo primo sorriso, e per tale esaltò
le tue chiare nubi e la tua vegetazione
la magnifica opera (l’Odissea) del poeta (Omero), che
cantò il fatale (lungo viaggio via mare voluto dal fato), e l’esilio diverso
per cui, bello di fama e di sventura, Ulisse (Odisseo)
baciò la sua rocciosa Itaca.
Tu non avrai altro che il canto di tuo figlio,
o mia terra natale (Zacinto); a noi il fato stabilì
una sepoltura senza lacrime.

Analisi

A Zacinto è un sonetto  di Ugo Foscolo; è stato composto tra la fine del 1802 e l’inizio del 1803 ed è dedicato alla sua amatissima Zacinto (odierna Zante), un’isola greca sita nel Mar Ionio.
La metrica è composta da due quartine e da due terzine di versi endecasillabi (verso classico per eccellenza); lo schema metrico delle rime è: ABAB, ABAB, CDE, CED.

Ragazzi, vi siete chiesti perché Foscolo, nato in un’isola greca, è stato un poeta italiano ?
La risposta è molto semplice: Zante, nel periodo in cui nacque Foscolo (1778), era sotto il dominio della Repubblica di Venezia!

I numerosi enjambement e gli aggettivi possessivi evidenziano la sofferenza del poeta.

Commento

Foscolo, nel 1797, ebbe una grande delusione: Napoleone Bonaparte, con il Trattato di Campoformio, cedette Venezia all’Austria; amareggiato, il poeta, decise di auto-esiliarsi a Milano. Fu in questa circostanza che, nostalgico, diede omaggio alla sua amata terra, ormai lontana, il bellissimo sonetto “A Zacinto”.

L’incipit del componimento – “Né più mai toccherò le sacre sponde” – può essere considerato una profezia: Foscolo è già a conoscenza che non tornerà mai più nella sua isola e che morirà in esilio in una terra straniera.

Il verso successivo sembra voler evocare un passo lucreziano (Tito Lucrezio Caro è stato un poeta e filosofo romano nato nel 94 a.C.)  “il bambino, simile al marinaio che i flutti furiosi hanno rigettato sulla riva, giace, tutto nudo, per terra (…) dall’ora in cui, gettandolo sulle rive bagnate dalla luce, la natura lo strappa con sforzo dall’utero materno” (Lucrezio, De rerum natura, V, 222-225).

La presenza della dea Venere, all’inizio della seconda quartina, rappresenta una grande consapevolezza: l’immensa forza della natura, dell’amore e della grazia; le rive sono considerate sacre proprio grazie alla nascita della stessa dea in quel mare (secondo Esiodo, poeta greco antico, la dea Venere nacque nel mare di Zacinto).

L’inizio della prima terzina – “ed il diverso esiglio” – è un paragone con Ulisse: diverso esilio, poiché, a differenza di Foscolo, Ulisse riuscì a tornare in patria; la parola diverso, etimologicamente, significa “andare di qua e di là”, quindi potrebbe voler indicare che Ulisse, costretto dal fato a navigare tutto il Mediterraneo, è comunque riuscito a tornare nella sua sassosa e rupestre Itaca.

È evidente in questo sonetto la vicina del codice classico in cui l’eroe, dopo svariate avventure, rientra nella propria patria, e il codice romantico (tipico dell’Ottocento) in cui l’eroe è insoddisfatto di sé e della propria vita.

Dall’undicesimo verso, Foscolo parla direttamente a Zante, evidenziando che lui tornerà sull’isola solamente con la poesia (in modo spirituale) e non fisicamente; altresì sottolinea che, morendo lontano dalla sua terra natia, la sua sepoltura rimarrà illacrimata, poiché nessuno lo piangerà.

Figure retoriche

  •  Enjambement: 3-4, 4-5, 8-9 e 13-14;
  • climax ascendente: Né più mai» (v.1);
  • anastrofe: “vergine nacque / Venere” (vv. 4-5); “l’acque / cantò fatali” (vv. 8-9); “il canto avrai del figlio” (v. 12);
  • allitterazione:sacre sponde” (v. 1); “fea… feconde” (v. 5); “vergine…/Venere” (vv. 4-5); “Ulisse…diverso…esiglio” (vv. 9-11); “L’inclito verso di colui che L’acque/ cantò fatali” (vv. 8-9);
  • apostrofe / personificazione:“Zacinto mia” (v. 3); “o materna mia terra” (v. 13);
  • perifrasi:“colui che l’acque / cantò fatali” (vv. 8-9);
  • sineddoche:“sponde” (v. 1); “greco mar” (v. 4); “fronde” (v. 7); “inclito verso” (v. 8);
  • anastrofe: “vergine nacque / Venere” (vv. 4-5); “l’acque / cantò fatali” (vv. 8-9); “il canto avrai del figlio” (v. 12);
  • litote:“non tacque” (v. 6)
  • ossimoro:“limpide nubi” (v. 7)
  • iperbato: “a noi prescrisse il fato illacrimata sepoltura” (v.13)

Approfondimento sulle figure retoriche

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