San Martino di Giosuè Carducci: parafrasi e commento

by Erik Lazzari

San Martino di Giosuè Carducci

San Martino di Giosuè Carducci

La nebbia agli irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

PARAFRASI:

La nebbia, trasformandosi in una leggera pioggerella, avvolge le piante spoglie situate sui pendii delle colline, mentre il mare in tempesta, a causa del vento maestrale, presenta una quantità di onde schiumeggianti.

Per le vie del piccolo paese si diffonde un forte odore del vino proveniente dai tini dove fermenta il mosto; tra gli abitanti regna l’allegria.

Sulla brace accesa gira uno spiedo dal quale cadono delle gocce di grasso che scoppiettano nel fuoco; il cacciatore, che si riposa sull’uscio di casa fischiettando, guarda tra le nubi rosse gli stormi di uccelli neri, che come pensieri vagabondi si dileguano nel tramonto.

COMMENTO:                                               

La poesia “San Martino” presenta alcuni momenti tipici della Maremma toscana, terra in cui Carducci ha trascorso la sua gioventù.

L’11 novembre, per i contadini era una giornata importante perché segnava la fine dei lavori nei campi prima dell’avvento dell’inverno e segnava altresì l’inizio della svinatura (travaso del vino dai tini).

All’allegria festosa del paese, si contrappone la malinconia del paesaggio autunnale: mare in tempesta, nebbia che avvolge le colline e uccelli che migrano verso paesi più caldi.

Nell’ultima quartina si intuisce la malinconia del poeta, il quale si augura che i suoi tristi pensieri possano allontanarsi come i volatili si allontano nel cielo.

METRICA:  

La poesia è composta da quattro quartine di versi settenari (settenario: verso di sette sillabe con accento principale cadente sulla sesta sillaba) con schema metrico ABBC.

L’ultimo verso (tronco) di ogni quartina rima con l’ultimo verso della quartina successiva.

 FIGURE RETORICHE:

  • Personificazione (v.4). Viene umanizzato il mare, che urla e biancheggia.
  • Allitterazione della lettera R (vv. 4-5-6-7).
  • Iperbato (vv.6-7). “dal ribollir de tini va l’aspro odor dei vini”
  • Paronomàsia (v.6-7). “dal ribollir de tini va l’aspro odor dei vini
  • Sinestesia (v.7). Aspro= gusto – odore= olfatto
  • Anastrofe (vv.9-10). “gira su ceppi accesi/lo spiedo scoppiettando”
  • Similitudine (vv.14-15). “stormi d’uccelli neri, com’esuli pensieri”

Ragazzi: se non vi ricordate le figure retoriche, potete trovare la spiegazione qui

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